Il piccolo borgo di Seclì racchiude nelle sue antiche mura delle storie importanti che accarezzano in maniera singolare il vissuto di questa piccola comunità.
Mente eccelsa e uomo di grande spessore dal punto vista umano, religioso e sociale è senz’altro Francesco da Seclì che nasce in questo piccolo lembo di Terra della diocesi di Nardò nel 1585.
Battezzato nell’antico fonte della chiesa di Santa Maria delle Grazie voluto da Sigismondo D’Amato nel 1573 molto probabilmente dall’Arciprete don Giovanni Colopi, dimostra una particolare propensione alla vita religiosa fin dalla tenera età. Nato da genitori primi in quel paese come raccontato dalla Cronica di Padre Bonaventura da Lama, a soli 15 anni indossa il saio francescano.
Ed è proprio nel convento di Seclì che si adopera nella Serafica Riforma dell’ordine dei Minori Osservanti promuovendo i valori evangelici ai quali ogni cristiano deve aspirare e apportando anche delle modifiche all’assetto architettonico del bene immobile.
Accanto alla sua premura nel rispetto e nella dedizione verso la vita monastica interessanti sono due aspetti che come dicevo prima si intrecciano benissimo nella vita comunitaria della piccola Seclì.
Innanzitutto il suo rapporto di dialogo e preghiera con la Serva di Dio suor Chiara D’Amato che era solita frequentare la chiesa del convento di S. Antonio in Seclì prima della sua vocazione alla vita da claustrale nel monastero di Nardò. Ed è proprio Isabella D’Amato che ascoltando la cruenta vicenda del martirio dei Santi Protomartiri Giapponesi che si veneravano nella chiesa di Seclì ebbe in cuor suo il desiderio di martirio e di consacrare la sua vita a Cristo. Culto dei Santi Martiri che era officiato nel secondo altare a destra dalla porta principale d’accesso, oggi occupato dalla statua in cartapesta di san Giuseppe da Copertino.
Anche nel porticato del convento alcuni ritratti a mezzo busto di santi francescani raffigurano questi eroi che per non rinnegare la fede in Cristo subirono il martirio in terra di missione.
Dialogo con Francesco da Seclì che si intensifica e si rende manifesto nel 1657 quando lo stesso va a trovare la sua concittadina nel convento neretino e certifica con parole sincere e autorevoli la veridicità dei fenomeni e dei comportamenti della mistica Chiara D’Amato che nel frattempo aveva abbracciato la vita monastica.
Questa attenzione Francesco la dimostra anche per Diego da Seclì un altro concittadino illustre che si è distinto per una vita santa e dedita all’aiuto e all’ascolto dei più poveri. Anche in questo caso chiamato Francesco da Seclì che nel 1638 era stato definito “capo supremo” dell’ordine della Provincia di San Nicolò, lo stesso si dimostrerà favorevole nell’elargire un’attenzione positiva nei fenomeni soprannaturali che interessavano padre Diego sostenendolo con la preghiera e l’incoraggiamento che erano ormai diventate delle prerogative nell’esistenza piena di questo illustre secliota.
Dinanzi a questa valenza caritatevole nell’ascolto e nella preghiera si collocano alcune esperienze significative e d’impatto che interessarono la sua stessa esistenza.
Da un lato il viaggio a Gerusalemme nei luoghi vissuti da Cristo e questo lo porterà alla stesura del testo Viaggio a Gerusalemme nel 1638 e dall’altro sempre per restare a tema con l’impatto che la sua opera ebbe nella comunità secliota la promozione del culto e della devozione nei confronti di sant’Antonio di Padova che fecero diventare la chiesa e il convento di Seclì meta di continui pellegrinaggi soprattutto dal 31 maggio alla fine di luglio, quando, terminata la raccolta del grano ci si dedicava con maggiore impegno all’organizzazione della festa del Santo.
Culto e devozione sincera che si manifesta poi nell’importantissimo ciclo di affreschi del chiostro di Seclì a partire dall’Albero della Serafica Riforma dove compare il Santo Patavino nel tronco dell’albero dal quale poi si diramano le braccia arboree con l’effige dei santi più rinomati dell’ordine stesso.
Raffigurazioni che culminano senz’altro nelle lunette che raccontano la vita di S. Antonio e del Santo Padre Francesco datati al 1649 sotto il sindacato di Angelo Todesco e per volere dell’Università di Seclì. Manifestazione artistica che si protrae anche nella chiesa del Santo dove compare l’Altare di patronato della famiglia Severino che a partire dal 1700 ebbe particolare attenzione alla cura delle suppellettili sacre con la probabile realizzazione della statua in cartapesta con reliquiario settecentesco del Santo voluti da D. Antonio Maria Severino duca di Seclì, così come recita l’incisione posta sullo stesso oggetto sacro databile alla seconda metà del 1700.
Quindi a partire dalla promozione del culto con la stesura del testo Opuscolo in Laude di S. Antonio di Padova, edito a Trani nel 1637 Francesco da Seclì dimostra questa particolare attenzione nei confronti di un Santo che di fatto aveva già riscosso attenzione da parte dei seclioti fin dal 1500.
Nell’esaminare gli scritti di Francesco da Seclì si nota inoltre una progressione in termini di scrittura e di crescita spirituale dal Paragone Spirituale intenso di ricerca profonda del senso dell’essere cristiani al Viaggio a Gerusalemme, fino ad arrivare al Modo di Orare che pone l’attenzione sulle modalità e sulle chiavi di lettura di una preghiera attenta all’ascolto del profondo del cuore.
Testi importanti dal punto di vista spirituale sono accompagnati anche dalla stesura di opuscoli come la Vita del Beato Giacomo da Bitetto, nativo di Zara, che vestì gli abiti francescani nel 1437 dedicandosi ai lavori più umili soccorrendo con eroica maestria gli appestati tra il 1480 e il 1483.
Una vita vissuta dunque all’ombra dell’umiltà e del servizio proprio come quella di Francesco da Seclì che nonostante le alte cariche che ricopriva nell’ordine dei frati per via della sua mole intellettiva e sociale manteneva salda la sua vocazione agli autentici valori cristiani.
Una vita importante tanto da averlo effigiato nell’Albero della Serafica Riforma di Martina Franca nel convento di Sant’Antonio (già santo Stefano), dove compare in un immagine ormai poco leggibile insieme ad altri rinomati e illustri frati dell’Ordine dei Minori Osservanti.
Ricco di buone opere muore a Gallipoli il 14 luglio 1672 e sepolto nella chiesa di San Francesco d’Assisi, dove aveva vissuto gli ultimi anni della sua esistenza spezzando il pane eucaristico all’ombra di quel convento che molto probabilmente ricordava quello di Seclì suo paese natale che, nonostante lo scorrere degli anni, non ha mai dimenticato questo suo figlio illustre che emerge per la sua mole culturale e la sua carica di tante buone cose nella Biblioteca Parrocchiale inaugurata nel marzo 2025 che porta il suo nome e conserva una bella illustrazione della sua vita così come delle importanti testimonianze del suo passaggio terreno che servono a tutti come monito per vivere totalmente una vita indirizzata a Cristo.
Bibliografia
- BENIGNO FRANCESCO PERRONE, “La regolare osservanza francescana nella Terra d’Otranto” i conventi della provincia minoritica di S. Antonio, schede storiche (1733-1897), vol. II, Galatina 1993.
- BONAVENTURA DA LAMA, “Cronica de Minori Osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò”, Lecce, MDCCXXIII.
- CRISTOFORO ALDO DE DONNO, “Il libro della mistica esperienziale di suor Chiara di Gesù” Isabella D’Amato da Seclì, 1618-1693, Brindisi 2010.
- FRANCESCO DA SECLI, “Paragona Spirituale”, Bari MDCXXXIIII.
- MARIO MARTI, “Scrittori Salentini di pietà fra Cinquecento e Settecento”, Galatina, 1992.
articolo tratto da www.fondazioneterradotranto.it



