Diocesi di Nardò Gallipoli

Chiesa di S. Maria della Croce (Casaranello)
Rettoria
Parrocchia di appartenenza: Parrocchia di S. Domenico
Indirizzo: Via Casaranello, Casarano
Sacerdoti in servizio
Orario SS. Messe

FESTIVO

8.30
Descrizione

Edificata con blocchi cavati ad hoc, senza conci di riutilizzo, la chiesa esibisce oggi una facciata dilatata in ampiezza, animata dalla presenza di una sola porta d’accesso lunettata e un piccolo rosone scolpito in asse, di datazione tardomedievale; ai lati, in corrispondenza delle navate laterali, si aprono due finestre di forma rettangolare. Sulle due estremità laterali, in alto, come se fossero degli acroteri, sono poste le statue di Santa Lucia e Santa Caterina.

La chiesa consta di un ulteriore ingresso sul lato nord, mentre sull’ala meridionale del transetto, stranamente rientrato rispetto alle navatelle laterali, spicca il campaniletto a vela, elementi entrambi frutto di successive modifiche.

L’alta qualità della tessitura muraria è evidenziata, oltre che dalla citata mancanza di blocchi di reimpiego, dalle dimensioni notevoli e dalla presenza delle ghiere, realizzate in conci sottili e ben tagliati, ad imitazione delle ghiere in laterizio, presenti sia in facciata (nella porzione centrale) che nelle arcate laterali e finestre del presbiterio.

L’interno presenta un impianto a tre navate divise da pilastri raccordati a sua volta da ampie arcate. Un transetto non aggettante lateralmente e in altezza introduce, precedendo verso est, al presbiterio e all’unica abside, decisamente aggettante e di impianto rettangolare: tipologia quest’ultima desueta in età paleocristiana con confronti a Centoporte a Giurdignano, ai ruderi della chiesetta di S. Donato a Taurisano e alla chiesa di S. Eufemia a Specchia Preti.

Falla Castelfranchi (2004; 2005) ipotizza già un’origine del sacro edificio a pianta basilicale divisa da pilastri, mentre Prandi ipotizzava una pianta a croce greca libera con l’ampliamento della navata centrale nel XIII secolo e l’aggiunta delle navate nel XIV secolo; quest’ultima ipotesi è stata smentita dai lavori di restauro degli anni ’70. Bucci Morichi (1988), dopo i lavori di restauro condotti, ha confermato le dimensioni attuali del sacro edificio sin dalle sue origini, grazie anche all’analisi della tessitura delle murature in elevato, ma ipotizzando un impianto originario a navata unica con navate laterali aggiunte in epoca altomedievale. Come ci riferisce anche Trinci Cecchelli (1974), la scoperta di un lacerto musivo pavimentale nella navata centrale, che sembra si debba riferire alla costruzione originaria, non rende più accettabile l’ipotesi di un edificio con pianta a croce greca. Si tratta di un motivo a tre file concentriche di cerchi (una scura, una rossa e un’altra scura) affiancati gli uni agli altri e anzi di poco intersecantesi, i quali dovrebbero contenere anche motivi decorativi oggi non più decifrabili.

Non conosciamo quale copertura fu concepita per questo monumento, se a falde o con la volta a botte: gli studiosi propendono per lo più per la seconda opzione, constato lo spessore delle murature dell’aula (cm. 62/63).

Di sicuro, come riferisce Falla Castelfranchi (2005), architettura e decorazione sono in perfetta simbiosi, in funzione l’una dell’altra: per questo motivo, ove si parli di mosaici, non si può prescindere dal monumento stesso, e viceversa.

Notizie storiche

Controversa risulta essere la questione delle origini del sacro edificio oggi intitolato a “Santa Maria della Croce”, chiamata volgarmente di Casaranello. Ubicata nell’antico insediamento romano di Casarano parvum, denominazione riscontrata nei registri di cancelleria Angioina, al fine di distinguerlo dal feudo di Casarano magnum. Erano questi due feudi separati con due parroci, ma uniti dal punto di vista amministrativo.

La chiesa vanta origini antichissime ascrivibili ad una datazione che oscilla tra V-VI secolo. Se la storiografia tradizionale ha ritenuto opportuno una datazione riconducibile alla prima metà del V secolo, secondo i recenti studi, tra cui quello di Falla Castelfranchi, (2004) la datazione dovrebbe essere posticipata di un secolo, sulla base di confronti stilistici della decorazione musiva e caratteristiche architettoniche. Maturità e raffinatezza della costruzione, unitamente all’utilizzo del pennacchio quale elemento di passaggio alla cupola – che appare difficilmente giustificabile in un edificio della prima metà del V secolo- e ancora la presenza di un’abside rettangolare, consigliano di far scivolare la datazione al pieno VI secolo. Il monumento probabilmente rientrava nei possedimenti della Massa Callipolitana, continuando, anche più tardi, a gravitare nel territorio della diocesi di Gallipoli.

Incerta inoltre anche la funzione originaria. Non essendo un martyrium, poteva svolgere la funzione di chiesa battesimale, cioè uno dei complessi realizzati per venire incontro alle esigenze della popolazione rurale. Non è esclusa però un’altra funzione, quella di contenere una sacra reliquia, ovvero quella della croce, il che giustificherebbe la presenza della croce nella cupola e l’intitolazione (Falla Castelfranchi 2005).

Non abbiamo tracce decorative riferibili ai secoli altomedievali, anzi è dubbia la frequentazione della chiesa in quella fase. Dobbiamo spostare l’attenzione al X secolo per riscontrare ulteriori decorazioni: di questo secolo infatti sono i primi affreschi, con iscrizioni greche e in puro stile bizantino. Dal pieno medioevo sino alla fine del XIV secolo, la chiesa di Casaranello continua a svolgere un ruolo emimente nel segmento meridionale della Terra d’Otranto, prova ne sia la decorazione spesso rinnovata e aggiornata alle più moderne tendenze stilistiche ed iconografiche; il sacro edificio infatti ospiterà almeno un ciclo per secolo.

Nella fase bassomedievale subì modifiche architettoniche, sicuramente in facciata, mentre con la prima metà del XVI secolo il tempio fu interessato da un nuovo ciclo decorativo, di fattura più popolare. Nel secolo successivo, inoltre, assunse temporaneamente il titolo di “Santa Maria de Idri” (forse corruzione del titolo “Santa Maria Odegitria) e ospitò altri due altari, oggi inesistenti.

Con l’età moderna le sorti della Chiesa di Casaranello furono legate al suo piccolo insediamento e pertanto cadde in oblio, versando in condizioni di degrado, svolgendo addirittura funzioni non consone.

La sua riscoperta fu dovuta allo studioso Haseloff che agli inizi del XX secolo, nel suo saggio, ebbe modo di definirlo il monumento più antico e importante dell’epoca cristiana primitiva nel Sud-Est dell’Italia meridionale.